Freud: La serie tv con protagonista il padre della psicoanalisi, in chiave fantasy

La figura dello psicologo è stata più volte rappresentata al cinema e nelle serie TV, spaziando tra vari generi. Numerose sono le citazioni alla psicoanalisi da parte di Woody Allen, il quale tratta l’argomento il più delle volte con ironia, ma anche con sensibilità, come accade ad esempio nel film “Un’altra donna”. In particolare, un film sulla psicoanalisi molto celebre è “A Dangerous Method”, diretto da David Cronenberg, incentrato sulla carriera di Carl Jung e Sigmund Freud. Altri film che narrano di psicoterapia in modo umoristico sono “Prime”, con Meryl Streep nei panni della terapeuta e Uma Thurman come paziente, e “Terapia e pallottole” con Billy Crystal e Robert De Niro.

Nella categoria delle serie TV invece abbiamo “In Treatment”, una delle prime fiction che ha seguito interamente lo schema di un percorso di psicoterapia, con Sergio Castellitto nella versione italiana. Da marzo 2020 è disponibile in streaming la serie Tv austriaca, intitolata “Freud”. In pochi giorni, la fiction sul genere crime-thriller, diretta da Marvin Kren, ha attirato centinaia di spettatori sulla piattaforma Netflix, ma andiamo a scoprire insieme il focus della storia: innanzitutto quanto c’è di vero?

Il protagonista è un giovane Sigmund Freud, interpretato dall’attore Robert Finster, alla prese con le sue nuove scoperte sull’isteria e con lo studio della cocaina: più che un dottore, egli appare come detective, intento a sciogliere i misteri che si intrecciano tra le storie dei suoi pazienti. Questo è l’aspetto forse più “accattivante” della serie, per gli amanti del genere crime-thriller, ma se invece vi aspettate una serie basata sulla biografia di Sigmund Freud e sulla nascita della psicoanalisi, allora non fa per voi. Eppure anche altri artisti avevano immaginato il dottor Freud nelle vesti di “detective”: si tratta dello scrittore Jed Rubenfeld, con il suo romanzo del 2006, intitolato “L’interpretazione della morte”, nel quale il noto psicoanalista risolve un caso di omicidio negli Stati Uniti. Allo stesso modo, anche Frank Spotnitz, regista di “X-Files” e de “I Medici”, nel 2014 stava lavorando su una serie Tv, intitolata “Freud: The Secret Casebook”, sempre sul genere crime-thriller, ma il progetto non è stato terminato.

Tutti quei ricordi che non vogliamo vedere in piena luce, che abbiamo spinto via dalla luce, continuano a ballare intorno a noi nel buio.

Nonostante il titolo della serie e degli 8 episodi di “Freud” rimandino precisamente alla storia della psicoanalisi, in realtà la trama non è ispirata alla biografia di Freud, in quanto il padre della psicologia non ha mai risolto dei crimini nella sua vita. Tuttavia è verosimile lo scetticismo dei suoi colleghi in merito alla scoperta dell’inconscio e alla diffusione della pratica dell’ipnosi regressiva, come tecnica per curare l’isteria. L’innovazione di Freud consiste nell’aver considerato per la prima volta l’isteria non come una malattia organica del cervello, ma come emanazione dell’inconscio. Le manifestazioni del corpo, dunque i sintomi isterici come ad esempio le paralisi, furono messe in correlazione con gli aspetti mentali e psicologici della persona. Tale prospettiva condusse ad una vera e propria rivoluzione nel modo di considerare la patologia mentale e nel mondo della psichiatria in generale. L’approccio medico alla malattia mentale si è modificato radicalmente in seguito agli studi di Freud e di coloro che lo hanno succeduto, fino ad arrivare al più recente modello denominato “biopsicosociale”. Tale approccio consiste nel considerare la malattia (e la salute) come il risultato dell’interazione tra diversi fattori di origine biologica (patrimonio genetico, fattori ereditari, biochimici etc.) psicologica (personalità dell’individuo, umore, comportamento etc.) e sociale (gruppo di appartenenza, cultura, famiglia d’origine, livello socio-economico). Il modello biopsicosociale si contrappone al modello biomedico, che invece attribuisce la malattia principalmente a fattori organici. Nella psichiatria tradizionale, il paziente è un mero oggetto di osservazione, sottoposto a valutazione e diagnosi. 

Nel corso degli anni l’attenzione alla singolarità di ciascun individuo, all’esperienza soggettiva della malattia mentale, e soprattutto agli aspetti emotivi-relazionali nella relazione tra psicologo e paziente, hanno ridato una dignità al paziente come “soggetto attivo” nel processo di guarigione. La cura non è qualcosa di “subìto” dal paziente, ma è un processo dinamico, in cui il paziente è partecipe e parte integrante, in quanto è centrale il ruolo della relazione. Del resto anche il transfert, lo spostamento di un affetto da una relazione primaria con le figure significative (il “lì e allora”) alla relazione attuale con l’analista (il “qui ed ora” della psicoterapia) è un’ulteriore scoperta di Sigmund Freud che ha rivoluzionato la psicoanalisi.

In questo frangente, il profilo di Freud appare come quello di un personaggio stravagante, ribelle, alienista e anticonformista; emarginato perché ebreo e perché considerato un “ciarlatano”. Nel corso delle puntate, il regista avrà ridato giustizia al personaggio di Freud e il giovane dottore saprà farsi valere nell’ambiente accademico?

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