Jim e Andy: la psicologia dell’attore

L’attore Jim Carrey, uno degli attori più espressivi della storia del cinema, ha interpretato il ruolo di Andy Kaufman, un comico scomparso prematuramente a causa di un cancro ai polmoni. Il film biografico, diretto da Milos Forman, si intitola “Man on the moon” ed è uscito nelle sale cinematografiche nel 1999. La performance di Jim Carrey è stata premiata con il Golden Globe come Miglior attore in un film commedia nel 2000.

L’attore protagonista ha documentato la sua performance dietro le quinte, dando vita al documentario “Jim & Andy: The Great Beyond” che ha visto la luce soltanto nel 2017.

Il documentario, diretto da Chris Smith, è stato presentato alla 74ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e al Toronto International Film Festival, e distribuito da Netflix. Esso contiene filmati inediti che ritraggono Jim Carrey nelle vesti di Andy Kaufman prima e dopo le riprese del film. Si tratta di più di un semplice backstage, in quanto il documentario è arricchito da un’intervista recente in cui Jim Carrey ripercorre tutta la sua carriera cinematografica e i vissuti legati a questa particolare performance.

Il mestiere e la psicologia dell’attore: uno sguardo interiore

Jim Carrey nel corso dell’intervista inedita nel documentario “Jim & Andy: The Great Beyond” condivide con il pubblico numerose riflessioni circa la psicologia dell’attore, ovvero cosa significa esattamente “entrare nel personaggio” e quali sforzi richiede tale pratica.

Innanzitutto, chi intraprende il mestiere dell’attore sa bene che occorre fare un lavoro preliminare su di sé: mettere da parte il proprio ego, per far posto al personaggio e alle sue caratteristiche. È un continuo mettersi alla prova: “Non sai di farcela, finché non provi” è un mantra che Jim Carrey si è ripetuto più volte agli esordi della sua carriera, per sconfiggere l’eventuale ansia da palcoscenico.

Il documentario “Jim & Andy: The Great Beyond è ricco di filmati inediti, custoditi per oltre 20 anni, in cui si osserva l’attore all’opera nell’immedesimarsi in Andy. Il backstage appare come un’altra parte del film perché Jim Carrey non usciva mai dal suo personaggio: anche una volta terminate le riprese, l’attore si relazionava al suo staff non come Jim Carrey, ma come Andy Kaufman. Questa sorta di “esperimento sociale” ha sorpreso, confuso e, talvolta, esasperato il suo staff, creando equivoci, fraintendimenti, ma anche scene intensamente emotive. 

In tutto ciò, l’anima e la personalità dell’attore non scompaiono del tutto: talvolta, Jim Carrey si è servito del personaggio di Andy per parlare di sé in terza persona, esprimendo per lo più preoccupazione, sconcerto e senso di responsabilità per il ruolo affidatogli.

Parlare con chi ha conosciuto Andy Kaufman è stato senz’altro utile a Jim Carrey per entrare nella parte e conoscere a fondo il personaggio e la persona; tuttavia va considerato che il ritratto che se ne ricava è pur sempre una loro “versione”, ovvero come loro vorrebbero che fosse rappresentato e ricordato. L’attore, invece, è chiamato perlopiù a seguire il suo istinto: si lascia totalmente conquistare dal personaggio.

Quando tutto iniziò: il principio dell’attore

In un’intervista agli esordi della carriera, Jim Carrey afferma:

Salgo sul palco e sudo, finché non accade qualcosa. Poi, alla fine dello spettacolo, vado a casa e mi domando: cosa vogliono?

Già, cosa vuole il pubblico? È una domanda fondamentale per l’attore: chiedersi ciò è indispensabile per interagire coinvolgendo il pubblico; anche se essere un comico non si riduce soltanto nell’azione di “accontentare il pubblico” a tutti i costi. 

Forse la risposta risiede nell’entrare in empatia con lo spettatore, affinché quest’ultimo possa riconoscersi nel personaggio interpretato. 

A Kaufman interessava cosa voleva il pubblico? O voleva soltanto stupire?

Andy Kaufmann era senz’altro un comico “sui generis” e forse, come affermò un giornalista televisivo, “più impegnato a confondere il pubblico, piuttosto che a farlo divertire”. 

Egli stesso amava più semplicemente definirsi “song and dance man” e “anti-comico”. Il suo humor era incentrato sull’equivoco e i suoi show erano volti principalmente a “scioccare” il pubblico, sorprenderlo continuamente.

Kaufmann esordiva con il personaggio denominato Straniero, buffo e impacciato, faceva imitazioni abbozzate o semplicemente perfette, come quella di Elvis. Sul personaggio di Straniero si costruì una sitcom e divenne Latka Gravas. In seguito ideò il personaggio di Tony Clifton, volutamente antipatico, insopportabile, arrogante, trattato alla stregua di una persona reale dallo staff e dai media. Ci si domanda come sia possibile che un personaggio tanto “odiato dalla gente”, come Tony Clifton, potesse avere tanto successo ed essere sulla bocca di tutti.

Andy Kaufman è stato anche un personaggio controverso a causa delle sue provocazioni: non si capiva mai quando facesse sul serio e quando si prendesse gioco del pubblico. Si definì un “campione inter-genere” quando invitò le donne a battersi con lui sul ring e iniziò a farsi strada nel wrestling: memorabile il suo scontro con Jerry Lawler.

Nonostante i diversi background culturali e sociali, Andy Kaufmann è stato sicuramente uno degli idoli di Jim Carrey e una fonte di ispirazione per lui.

In merito al quesito su cosa vuole il pubblico, Carrey ha un’illuminazione: ciò che la gente realmente vuole è liberare la mente dai propri pensieri. “Per poterlo fare, anch’io devo essere libero dai miei pensieri”.

Per tale motivo il mestiere dell’attore non si riduce soltanto ad una “messa in scena”, ma richiede necessariamente un profondo e attento lavoro su di sé. L’attore deve essere consapevole di sé prima di essere in grado di interpretare qualcun altro.

A tal proposito, Jim Carrey condivide un’interessante riflessione: Alla nascita, insieme al nome, ci consegnano anche un copione; ci attribuiscono delle categorie astratte, ci vengono affidate aspettative precise, etichette caratteriali, ambizioni e aspirazioni: Lui sarà un dottore, andrà ad Harvard, avrà successo nella vita etc. tutte cose che non abbiamo scelto noi, ma che ci condizionano la vita oltre modo; fino a quando non si “rescinde il mandato” e si effettuano scelte soggettive, che rispondono al proprio desiderio interiore e non alla domanda dell’altro.

In conclusione, un attore, per diventare “qualcun’altro”, deve sì mettere da parte la propria identità, ma prima deve averne una… 

La drammaterapia: quando uscire da sé è terapeutico

Dal punto di vista etimologico, la parola “attore” deriva dal verbo “agire”: in altre parole l’attore è colui che agisce. Con il termine “agitoin psicologia si intende la messa in atto di comportamenti impulsivi per esprimere vissuti emotivi e sentimenti, che non trovano la via della verbalizzazione.

In tale frangente si potrebbe dire che l’improvvisazione assume spesso le sembianze di un agito, in quanto durante un esercizio di improvvisazione entrano in scena “parti di sé” che solitamente sono messe a tacere. Il freno delle inibizioni viene mollato per consentire all’attore un’autentica esplorazione che lo condurrà all’interpretazione del personaggio. 

Quando improvvisi le scelte che fai rivelano chi sei. Non c’è nulla tranne che la verità

Jim Carrey

Alcune tecniche terapeutiche, come ad esempio la drammaterapia, utilizzano la messa in scena come strumento per guarire: emanciparsi dalla propria condizione di persona sofferente, per venire in contatto con altre parti (sane) di sé. “Agire” in questo caso avviene senza danno, in un contesto protetto e guidato da un terapeuta specificamente formato; per cui l’agito perde la sua connotazione negativa di comportamento etero o autodistruttivo, ma conserva la sua funzione di liberare una tensione interiore per fini terapeutici. 

“Uscire da sé” non è soltanto un espediente indispensabile per l’attore, ma talvolta può divenire uno strumento terapeutico per chi combatte contro una malattia mentale. 

Jim Carrey ha raccontato in più occasioni di aver sofferto di depressione: un’esperienza alquanto comune e non casuale tra gli attori comici (si veda anche l’attore Robin Williams).

D’altronde, nella teoria psicoanalitica, l’ironia è considerata essa stessa un meccanismo di difesa, tra i più maturi ed avanzati per un essere umano.


Ecco il trailer ufficiale di Jim and Andy: The Great Beyond

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