Le strategie per combattere lo stress sui luoghi di lavoro

Negli ultimi anni in ambito legislativo sono state introdotte importanti novità in tema di stress correlato al lavoro, con l’obiettivo generale di un “miglioramento” della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) descrive la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia”, coerentemente con questa definizione negli ultimi anni quando si parla di lavoro si prende in considerazione non solo il discorso sulla sicurezza e sulla salute fisica del lavoratore ma anche l’idea dello stress psicologico, in particolare lo stress correlato al lavoro.

Spesso i luoghi di lavoro sono forieri di conflitti, tanto da ispirare la nascita di una nuova area di competenza psicologica, come la “mediazione dei conflitti” in ambito sociale e lavorativo. Tuttavia, la figura del mediatore non sempre è presente di default nei luoghi di lavoro. È rimandata ai singoli individui la capacità di riconoscere i campanelli d’allarme dello stress lavorativo e la capacità di farvi fronte attraverso strategie efficaci. Pertanto, l’obiettivo di tale articolo è informare sui rischi dello stress correlato al lavoro e fornire strategie utili per superarlo.

Lo stress lavoro correlato: cos’è?

Lo stress lavoro correlato è tema divenuto sempre più attuale negli ultimi 20 anni ed è stato riconosciuto come un problema pervasivo con importanti implicazioni per la salute degli individui. Esso è definito “come la percezione di squilibrio avvertita dal lavoratore quando le richieste del contenuto, dell’organizzazione e dell’ambiente di lavoro, eccedono le capacità individuali per fronteggiare tali richieste” (European Agency for Safety and Health at Work).

Se incontriamo lo stress “in piccole dosi” è persino in grado di stimolarci dal punto di vista del pensiero creativo, migliorando le nostre abilità di problem solving e arricchendo il nostro repertorio di competenze cognitive e sociali. Tuttavia, quando lo stress supera una certa soglia di sopportazione ed è ripetitivo, nel lungo periodo può davvero mettere in pericolo dalla salute del lavoratore, rischiando di comportare sintomi psicopatologici importanti, come ansia e attacchi di panico. Nei casi più estremi, lo stress correlato al lavoro può sfociare nella Sindrome da Burnout, caratterizzata da tre componenti:

  • esaurimento emotivo, dovuto al sovraccarico di mansioni e al continuo essere sottoposto a situazioni di stress;
  • depersonalizzazione e ridotta empatia nei confronti delle persone delle quali dovrebbe occuparsi (la sindrome del “burnout” infatti di manifesta maggiormente in chi esercita una professione di aiuto: infermieri, operatori sanitari etc.);
  • atteggiamento spesso improntato al cinismo che si accompagna ad un sentimento di insoddisfazione e mancata realizzazione personale.

I segnali dello stress lavorativo

La valutazione dello stress lavorativo è affidata a vari strumenti di indagine, in particolare interviste e questionari. Tuttavia, personalmente può risultare difficile renderci conto quando abbiamo raggiunto la soglia di sopportazione ed è il momento di fermarsi. Ci sono però una serie di segnali e sintomi che possiamo facilmente notare, invece, da “osservatori esterni” in una persona evidentemente stressata:

  • cambiamenti di natura emotiva, come irritabilità, ansia, stanchezza, umore instabile;
  • problemi comunicativi e relazionali con i colleghi e nella gestione delle deleghe, spesso sovraccaricandosi di mansioni pur di “finire il lavoro”;
  • segnali di natura cognitiva, come scarsa concentrazione, difficoltà nel ricordare le consegne, difficoltà nel prendere decisioni e nell’apprendere cose nuove;
  • comparsa di sintomi di ansia, accompagnati dall’intrusione di pensieri negativi;
  • reazioni comportamentali, quali fumare di continuo o far uso di sostanze; negligenza, disattenzione, fino ad arrivare a manifestazioni di aggressività;
  • infine, problemi di salute mentale e fisica (è scientificamente provato che l’esposizione prolungata a situazioni stressanti, comporta una riduzione dell’immunità e rende più suscettibili a problemi di salute).

Strategie per contrastare lo stress correlato al lavoro

Hans Selye è un medico ungherese che si è occupato maggiormente di stress. Egli afferma: “Contrariamente a quanto di pensa di solito, non dobbiamo, e in realtà non possiamo, evitare lo stress, ma possiamo incontrarlo in modo efficace e trarne vantaggio imparando di più sui suoi meccanismi e adattando la nostra filosofa dell’esistenza ad esso”.

Non esistono luoghi di lavoro “ideali”, dove il rischio di stress è paro a zero. Possiamo incontrare lo stress in qualsiasi situazione e ambiente lavorativo. Lo stesso discorso vale per i conflitti: più li evitiamo, più cresce il malessere al nostro interno, che poi prende forma nelle inimicizie; così da una calma apparente, i contrasti da lievi diventano sempre più accesi, fino all’esplosione finale. Il conflitto non va “rimandato” nella speranza che si affievolisca, perché in realtà attecchisce e si acuisce dentro di noi; al contrario va affrontato e stroncato sul nascere, senza censure ma con strumenti e competenze efficaci.

1) Lavorare sull’assertività per migliorare la comunicazione

Un’arma vincente per affrontare i contrasti e lo stress sul lavoro, ad esempio, è l’assertività, ovvero la capacità di affermare ed esprimere se stessi in un contesto sociale-lavorativo senza prevaricare l’altro, ma con fermezza e determinazione.

Andrew Salter (psicologo statunitense, pioniere della terapia comportamentale) nel 1949 fu il primo a descrivere le caratteristiche di una persona assertiva: essere assertivi significa avere la capacità di esprimere i propri sentimenti e le proprie opinioni apertamente, in modo entusiasta e spontaneo, senza timore di essere giudicati; una persona assertiva fa valere i propri diritti, senza lasciarsi calpestare dai colleghi ed ha un atteggiamento che denota una forte consapevolezza del proprio valore e dei propri obiettivi.

Il contrario di una persona assertiva potrebbe essere una persona “inibita”, ovvero che non manifesta il proprio punto di vista, che in qualche modo si piega al volere altrui, senza riuscire a mostrarsi pienamente autentica.

L’assertività è dunque un modello di comportamento efficace e funzionale al mantenimento del proprio equilibrio psico-fisico, una risorsa indispensabile per affrontare l’ambiente di lavoro attuale, sempre più dinamico, competitivo e pressante.

2) Imparare a dare il giusto peso alle situazioni

Spesso si dice che siamo noi stessi a fomentare lo stress. In effetti, i nostri comportamenti e stati d’animo sono fortemente influenzati da ciò che pensiamo e dalle parole che utilizziamo. Non è funzionale al nostro benessere utilizzare un linguaggio “estremizzante”, connotato da parole come: “sempre, impossibile, intollerante”. Occorre rendere il linguaggio, e di conseguenza anche il pensiero, flessibile, in grado di accogliere e dare parola a tutte le “sfumature” della realtà. Un linguaggio troppo “assoluto” ed estremizzante tende a trasformarsi in pensieri negativi, che finiscono poi per assaltare la nostra mente quando meno ce lo aspettiamo, per assediarsi, fino a prendere la forma del rimuginio ossessivo. Pertanto, facciamo attenzione alle parole che utilizziamo, perché condizionano i nostri pensieri e gli atteggiamenti che abbiamo verso il lavoro e le esperienze in generale.

3) Non temere di dire di “no”

Talvolta ci ritroviamo improvvisamente con molti impegni da portare a termine, senza arrivare a comprendere come né perché; per poi accorgerci che alcuni compiti non spettavano a noi, ma a furia di “accettare deleghe” da parte dei colleghi ci siamo sovraccaricati senza rendercene conto. Imparare a dire di “no” non è un peccato, non è maleducazione, ma semplicemente rispecchia la capacità di saper gestire al meglio il lavoro. Sui luoghi di lavoro ci sono ruoli e compiti ben definiti per un motivo preciso: superare questi confini o occuparsi di cose che non ci competono, può rendere il lavoro stressante e poco gradevole.

4) Migliorare l’organizzazione del lavoro

L’utilizzo di un planning può rendere più semplice ed efficace l’organizzazione del proprio lavoro. In particolare, se abbiamo molte commissioni o consegne in un dato periodo, è bene stabilire le priorità, per evitare di sovraccaricarci ed affaticarci senza risultato.

In riferimento allo spazio e al tempo, è opportuno separare il lavoro dal resto, ad esempio evitando di “portarci il lavoro a casa” anche dal punto di vista mentale. Il lavoro dovrebbe avere un tempo e uno spazio ben definiti, all’interno dei quali svolgere le nostre mansioni. Tuttavia, le condizioni lavorative attuali hanno subito inevitabilmente l’influenza dell’emergenza sanitaria, registrando un sensibile aumento delle modalità di lavoro da remoto, o “smart working”. In tali casi, risulta ancora più difficile conservare quei confini così preziosi nel delimitare l’attività lavorativa in uno spazio e in un tempo separati dalla vita privata, affettiva, familiare. Si spera di poter presto tornare in condizioni “normali” e conservare la modalità a distanza semmai facendo a rotazione e sfruttando l’aspetto positivo dello “smart working”, per esempio la notevole riduzione dello smog e la possibilità di risparmiare il tempo per gli spostamenti.

5) Trovare il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata

Cerca di dedicare al lavoro il giusto spazio, senza eccedere. E’ stato dimostrato che una quantità di lavoro non eccessiva migliora di gran lunga la prestazione. Prenditi dei momenti di riposo e assicurati di non arrivare mai ad avere le pile scariche: ricorda che anche la mente ha bisogno di rigenerarsi per poter esercitare al meglio le sue funzioni cognitive. Un atteggiamento più equilibrato può rendere il tuo lavoro più piacevole, altrimenti alla lunga verrà percepito solo il sacrificio, cerca quindi di evitare che la tua mente associ il lavoro alla mancanza di spazi per te o per i tuoi cari.

6) Chiedi aiuto ad un professionista

Se riconosci in te stesso uno dei campanelli d’allarme citati sopra, non esitare a rivolgerti ad uno psicologo psicoterapeuta per un supporto. Per richiedere subito un consulto, utilizza la pagina contatti su questo sito.

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