The End of The F *** ing World: l’amore ai tempi dell’adolescenza

Se apparentemente non siete tipi da buoni sentimenti, ma sotto sotto avete un animo tenero, non potete perdere The End of F***ing World: vi commuoverà con la sua delicatezza, almeno così è successo a me.

Intenso e poco curante del politicamente corretto, come ogni vero amore dovrebbe essere, The End of F***ing World racconta del sodalizio tra due ragazzi particolari.

La storia è quella di due adolescenti problematici,  Alyssa e James, che partono in un viaggio on the road alla scoperta di sè stessi, ritrovandosi inaspettatamente l’uno nell’altra.

Questa serie (ispirata al fumetto omonimo di Charles Forsman disponibile qui), mi è piaciuta perchè:

  1. Racconta il mondo degli adolescenti con grande rispetto.
    Mi ha colpito come questa serie riesca a cogliere così bene il vissuto emotivo che frequentemente si riscontra nell’età adolescenziale, soprattutto riguardo emozioni come la noia, la rabbia e la solitudine. E’ interessante come i protagonisti cerchino di affrontare le proprie difficoltà emotive partendo dalla ricerca di qualcosa di positivo (la ricerca del padre di Alyssa) e soprattutto dichiarando guerra alla solitudine, sostenendosi a vicenda e mettendo in gioco la loro affettività bloccata (in particolare nella storia di James). I cambiamenti affrontati riguardano la delicata fase dell’adolescenza e sono di diverso tipo (fisici, sessuali, identitari).
  2. Non banalizza le relazioni affettive dei ragazzi.
    In questa serie, la relazione tra i due ragazzi è la vera protagonista. Nel senso che tutta la storia è un viaggio, un vero e proprio road trip, che è anche un viaggio interiore, un percorso di crescita che Alyssa e James, nonostante le loro resistenze e le loro difficoltà relazionali, scelgono di fare insieme, unendo le forze e proteggendosi a vicenda. Due adolescenti che più di due adulti (vedi ad esempio la famiglia di Alyssa), sanno rispettarsi, valorizzando l’altro, e maturando insieme, riuscendo a fare un percorso di trasformazione individuale oltre che di coppia.
  3. Abbatte gli stereotipi sulla salute mentale.
    Da psicologa ammetto che questo è l’aspetto che più mi è piaciuto della serie. Nell’immaginario comune esistono due sole categorie per la salute mentale: quella dei “matti” e quella dei “normali”. Ma queste categorie non sono mai definibili a priori e mai in maniera così netta, proprio come sosteneva il grande psichiatra Franco Basaglia affermando “io non so cosa sia la follia”.
  4. Approfondisce la storia individuale dei protagonisti e ci fa cambiare punto di vista.
    Quando conosci la storia di una persona problematica spesso ti rendi conto che tutto ha un senso e che a volte la “follia” è una necessaria conseguenza, quasi sempre una forma di auto-protezione. Se ogni individuo ha una sua storia, questa sicuramente non viene trascurata dal plot narrativo, che è pieno di feedback e riferimenti a ricordi, ed episodi, in un continuo collegamento tra il passato e il presente in cui i due protagonisti sono immersi. Se è vero che ognuno di noi è il frutto delle esperienze relazionali con le figure di riferimento, provate a capire i vissuti di Alyssa e James osservando i loro contesti familiari e sociali.

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